Qualcosa di semplice – FanFic ispirata a Final Story IX capitolo

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Qualcosa di semplice – IX Capitolo 

Scozia, inizio primavera del 1937

Una lettera per te

Cara Candy,
In cucina il buon odore di caffè riempie la stanza con lentezza. È rimasta solo una piccola fetta della tua ottima cheesecake. Georges è davvero mattiniero!
Vedendo la carta da lettera sulla scrivania del salotto non ho resistito a scriverti. Tra poco scenderai, ti ho sentita alzare. Cosa ti è caduto dalle mani stavolta? Oggi è un giorno importante! Mentre ho iniziato a scriverti questa lettera il dipinto di Slim ha attirato, come sempre, la mia attenzione. Ogni volta che lo ammiro mi sento più sereno.
Quanto tempo è passato dalla prima volta che ti ho incontrata?

“Quando sono salita sulla collina avevo il cuore a pezzi. Mi sono sdraiata su quell’erba tenera e profumata e sono rimasta ad osservare il cielo azzurro e le nuvole bianche. Tu eri lì, accanto a me, sdraiato su quella stessa erba a guardare quello stesso cielo azzurro, non è meraviglioso? Guardavamo le nuvole bianche e quando una di queste ha preso la forma di una carrozza e poi si è dissolta, ho capito che Annie se n’era andata davvero. In quel momento ho dato sfogo al mio dolore, a tutte le lacrime che avevo nel cuore”. 

Questo mi hai raccontato Candy di quel nostro primo incontro. Dopo che sei scoppiata in lacrime non ho potuto fare a meno di parlarti e mostrarmi; ti avevo osservata arrivare di corsa e tuffarti nell’erba. Desideravo che almeno tu ritrovassi presto il sorriso, non avevo mai visto qualcuno lasciarsi andare al pianto come hai fatto tu in quel momento. E quel sorriso, lo sai, è arrivato e mi ha colpito al cuore, per sempre. Noi Candy, siamo in quel quadro.
Non è incredibile che io abbia trovato quel dipinto proprio a Londra mentre eravamo tutti lì anni fa? Ricordo che ho dovuto sbrigarmi a costruire la sua cornice, ma ancora oggi mi ritengo soddisfatto!
Ho un rammarico però, Candy, e sono felice che Miss Pony sia in fase di completa guarigione.
Non sono sereno, venti di guerra affliggono nuovamente il mondo e non è facile organizzare un nostro rientro in America, anche per un breve periodo.
Ma tu continui a tranquillizzarmi:

“Sono io che ho deciso di non partire, loro stanno bene, non voglio separarmi da te.”

La tua intensa nostalgia è anche la mia. La Casa di Pony è per me l’unica casa dove poter tornare. La situazione degli Ardlay non è semplice oggi e so che una lunga separazione appare intollerabile ad entrambi e temo potresti correre dei rischi. E poi la situazione economica, la mia famiglia, i pettegolezzi….

“Non ho mai creduto a certe dicerie.” continui a dirmi per tranquillizzarmi.

Grazie tesoro per il tuo incondizionato sostegno, sono sicuro che tutto prima o poi si risolverà.
I Lagan… tante volte mi hai domandato perché non avessi sistemato nello studio alcuni dei ritratti di famiglia che abbiamo, ma solo alcune foto incorniciate. Una in particolar modo ti aveva incuriosita, quella dell’inaugurazione dell’Hotel a Miami. La grande guerra era appena finita, la crisi finanziaria per le spese ingenti affrontate dal paese in guerra avevano favorito gli imprenditori, ma anche persone senza scrupoli e la malavita.
Tu sapevi bene che i Lagan non sono la parte della famiglia con cui andavo più d’accordo, ma quella foto aveva e oggi ha molti significati, tanto da meritare ancora un posto sulla parete. Ricordi? Mentre il fotografo si preparava alla scatto ti ho inviata ridendo, non ho resistito, a metterti in posa accanto a me. Sapevo che avresti rifiutato.
Ti si leggeva chiaramente in viso che anche se avevo costretto Sarah Lagan a farti le sue scuse per la terribile accusa di essere stata una ladra in casa sua, non ti saresti fatta immortalare accanto a lei o peggio accanto a Neal ed Eliza. Archie si era ben guardato dal partecipare all’inaugurazione, così ti sei avvicinata alle persone che in quella convivenza difficile ti avevano dato conforto. Ma soprattutto sei vicino a Georges.
I tuoi occhi sono luminosi ed il tuo sorriso così avvolgente che ho capito che quel passato doloroso era oramai lontano e che contava solo il bene che da quelle persone, Mary, Steward, Anthony, Stair e Archie, avevi ricevuto. Questo è il viso che desidero vedere ogni giorno. È anche l’unica foto decente che ho di Georges, abbozza un sorriso, una rarità! Quella foto è la mia famiglia quasi al completo, ci sei tu, ecco perché è così importante. E c’è Georges.
È cambiato molto da allora. Vorrei che si riposasse di più ma non mi lascia uscire con l’automobile se non con lui alla guida.

“È mio dovere” ,  mi dice sempre.

Il suo piede un po’ si è appesantito però. A volte mi stupisco che tu non ci senta rientrare!
E poi ti immagini che serate potremmo trascorrere io e Georges da soli se tu partissi? Forse mi parlerà per l’ennesima volta di quanto François Rabelais sia stato geniale quanto Shakespeare se non di più! Oppure mi leggerà nuovamente di Jacques Thibauld, di quanto fosse uno spiantato. È in quelle rare occasioni che lo vedo animarsi mentre legge ad alta voce alcuni passaggi di questi romanzi nella sua lingua madre.
Il nostro Georges, Candy, è diventato un anziano signore dalla nuca celestina e i folti baffi bianchi. Come tutti gli anziani oramai si commuove spesso, ma cerca in ogni modo di non mostrarlo, soprattutto quando ti guarda, Candy. Ti vuole profondamente bene e ti sarà grato in eterno per aver mantenuto la promessa di prenderti cura di lui. Il tuo Cavaliere Bianco, non è così? E poi, va matto per le tue cheesecakes!
Ieri sera ti ho trovata in salotto, era buio e sei trasalita appena ho acceso la luce. Spesso mi ricordi ridendo che compaio sempre all’improvviso…

“L’importante e che tu non sparisca più come a volte hai fatto”, aggiungi facendomi l’occhiolino.

Lì sulla scrivania c’era il portagioie che era appartenuto a Rosemary e che ti ho regalato tanti anni fa il giorno del tuo compleanno.

” Albert, è così prezioso… non credo sia adatto a me ” mi avevi detto aprendo il pacchetto che avevo preparato per te. Ma per me ciò che era davvero prezioso eri tu. So cosa contiene quel portagioie perché conosco il tuo cuore, la tua storia, ciò che sei stata in grado di raggiungere.
Conosco bene il dolore che ancora provi per Anthony e Stair, condividiamo lo stesso dolore tesoro.
Rientrando a casa ieri sera ho visto che alcune delle rose sono pronte a sbocciare. Hai fatto un lavoro magnifico con loro. Ogni anno sbocciano, ci riempiono il cuore del loro profumo e di speranza e così dei nostri ricordi. Come a Lakewood.  Poi appassiscono, ma i ricordi delle persone che abbiamo amato e che non ci sono più, nel nostro cuore rinascono più forti di prima.
Non è così Candy?
Nel tuo portagioie c’è anche il Carillon della Felicità. Quante volte alla casa della Magnolia ho ascoltato la sua melodia? Dopo la morte di Stair mentre la notte piangevi e non riuscivi a prendere sonno, pensare che fosse stato lui a costruirlo dava sollievo anche a me, finché un giorno si è rotto. Come tutte le creazioni di Stair, non era fatto per durare molto a lungo… e ti era sembrato come se si fosse reciso l’ultimo filo che ti legava a lui. Eri così triste Candy da spezzare il cuore. L’ho aggiustato facilmente. Forse è stata la mano di Stair a guidarmi, non sono abile come lui con gli oggetti meccanici. Il carillon ha iniziato a suonare nuovamente, eri così felice!
Ogni volta che ripenso a quando abbiamo iniziato a convivere Candy, vedo quanta strada abbiamo fatto e anche quanti momenti felici e non abbiamo vissuto. La nostra quotidianità era ciò che più di prezioso avessi quando ero malato e non sapevo chi fossi. Ancora di più è diventata importante quando ho ritrovato la memoria. Quante storie mi hai raccontato Candy in quei mesi, io mi divertivo da matti ascoltando le tue scorribande da ragazzina. Eri davvero spericolata sai? Ma come hanno fatto Miss Pony e Suor Maria a sopportare tanta preoccupazione? Fortunatamente non ti è mai successo nulla di grave, nemmeno quando sei tornata in America come clandestina. Quella storia non mi era più sembrata tanto divertente perché quando avevi bisogno di me, io non c’ero e questo mi aveva fatto stare male. Ma quel filo invisibile che ci lega e di cui mi parlavi sempre, ci ha tenuti uniti più che mai e ha impedito che io mi perdessi, che smarrissi la mia strada. Mentre tu percorrevi la tua con determinazione e gioia, io nel tentativo di rientrare in Inghilterra per poi partire verso l’America, ho avuto un grave incidente in Italia. Quel filo invisibile, Candy, mi ha ricondotto a te. E tu eri lì a Chicago. Non so cosa sarebbe potuto accadere se non fossi arrivato nell’ospedale in cui lavoravi come infermiera. Chicago, l’unica parola che la mia mente ricordava, ed hai lottato per me, rinunciando anche al tuo lavoro in ospedale. Anche se eri stata licenziata a causa mia non eri preoccupata, eri sicura che tutto sarebbe andato bene.
Quando ti ho lasciata sola alla casa della Magnolia ero davvero prostrato, Candy. Il prozio William…
Avevo recuperato da tempo la memoria.
Cosa pensavo della nostra convivenza? Oh Candy…
Io ero innamorato di te! Ora finalmente lo sai! Stai sorridendo? Hai visto, non sono poi così esasperante…
Ma è grazie a Georges se ho potuto rivelarti chi fossi ed iniziare ad essere sincero con te. Lui ti ha permesso di trovarmi. Ci eravamo ripromessi di condividere tutto. Tu lo hai sempre fatto, anche nel tuo diario.
Ti eri domandata spesso che fine avesse fatto quel diario e che faccia avessi fatto nel leggerlo.
All’epoca io ho mancato nei tuoi confronti, andandomene. Ho sofferto si, ma ti ho amata ancora di più leggendo quelle pagine. La tua felicità, questo era ciò che di più prezioso desideravo offrirti, non importava come. Solo il tuo cuore avrebbe potuto saperlo.
Questo per me significava amarti.
E poi la nostra prima gita insieme a Lakewood.
Ti sei diretta verso quel bosco che amo, che per anni mi ha nascosto quando abitavo nella baita abbandonata della famiglia, a ridosso del fiume e immerso nella sacralità della natura. Avevo bisogno che tutta quella natura fosse intorno a me, così ho imparato a trovare l’equilibrio con il mondo, a diventare uomo. Quel bosco sembrava fatto apposta per me. Ci siamo incamminati lungo il sentiero che porta ai tre cancelli.
Quello stesso bosco in cui Anthony è morto cadendo da cavallo. Il prato circondato dalle rose multiflora che avevo piantato per lui, era costellato dai fiori di mirtillo e la luce luminosa e tremolante del pomeriggio sembrava quasi tracciare un confine tra due mondi.
Le nostre anime sono rinate più unite che mai durante quelle poche ore trascorse insieme e così la speranza di poterti amare per tutta la vita. La tua mente alleggerita da un senso di colpa che non aveva ragione di esistere. Il nostro caro Anthony: mi hai detto “non è colpa di nessuno”. E io ti credo.
Il fiume Avon scorre vicino alla nostra casa. Quando sparisco per un po’ sai sempre dove trovarmi e perché. Ricordi il tuo stupore quando siamo andati a visitare Stratford Upon Avon?

“Anche Shakespeare aveva una casa sul fiume Avon! Se tu fossi vissuto nel suo tempo e vi foste conosciuti, sono sicura saresti stato fonte di ispirazione per lui, o di esasperazione!” mi avevi detto ridendo.
“Che storia avrebbe raccontato di te, Sua Altezza William Albert Ardlay, originario della Scozia e con lo stemma di un’ Aquila? Purtroppo non lo sapremo mai… “, avevi aggiunto incuriosita dalla tua stessa affermazione e quasi dispiaciuta che non sia potuto accadere.

Ieri sera quando sono rientrato a casa dopo il mio viaggio mi hai subito sorriso. Quel tuo sorriso mi scioglie sempre il cuore.
Avevi uno sguardo sereno che mi ha riempito di gioia. Ti ho sorriso anche io e ho spalancato le mie braccia per ricordarti il percorso che abbiamo fatto insieme amandoci e supportandoci a vicenda. Mi hai detto “Bentornato a casa”! In un soffio eri tra le mie braccia, felice che fossi di nuovo da te.
Ti ho stretta al mio petto. Il mio amore non ti lascerà mai. Il nostro amore non finirà mai.
Con tutto l’ amore e la mia gratitudine.

Il tuo Bert

rose_di_carlos_arturo_guerra

P.S. Non mi sono dimenticato piccolina, non arrabbiarti! Oggi è il nostro anniversario di matrimonio, auguri amore mio! Spero che le rose che ti ho portato ti piacciano, le troverai nella tua stanza “privata” come ami ricordarmi e ho lasciato in giardino quelle da piantare nel nostro roseto. Se questa volta mi permetterai di aiutarti… lo farò volentieri, visto che mi ricordi sempre amabilmente che sono quello negato della famiglia nel curare rose…
Oggi amore, è lo stesso giorno in cui ti ho rivelato che ero quel tuo Principe della Collina, argh, l’ho ridetto…
Il nostro numero speciale, come quel giorno di tanti anni fa quando sei corsa fuori dalla Casa di Pony mentre ti chiamavo dalla cima della nostra collina…

Qualcosa di semplice – X e ultimo Capitolo 

Credits: il dipinto in foto è: Rose di Arturo Carlos Guerra

In evidenza la residenza Le Bretesche presente come copertina nel secondo volume del manga Candy Candy nel 1979.

2 pensieri su “Qualcosa di semplice – FanFic ispirata a Final Story IX capitolo

  1. cinziamask

    Che bel capitolo October e quanta poesia! Riesco a vedere Albert seduto alla scrivania mentre scrive questa lettera alla sua cara moglie, Candy! Magnifica idea che il loro anniversario di nozze coincida con il giorno in cui si sono incontrati tantissimi anni prima. E’ verosimile che il diciassettenne Albert abbia memorizzato quella data e abbia voluto rivelarsi anni dopo a Candy, non semplicemente nella stagione in cui si erano incontrati ma addirittura lo stesso giorno che poi è diventato anche il giorno del loro matrimonio.
    Albert è un uomo forte e dal multiforme ingegno. E’ bravo nel suo lavoro, tenendo alto il nome della famiglia nel campo degli affari, dote probabilmente ereditata dal padre, ma lo è altrettanto nei lavori manuali, nelle riparazioni e non teme di sporcarsi le mani, come del resto facevano anche Rosemary ed Anthony, prendendosi cura delle rose. E’ però anche un uomo gentile! La sua gentilezza traspira non soltanto dalla sua voce, quella voce capace di far sempre battere il cuore di Candy, ma anche nei modi, nella delicatezza dei pensieri che mette sulla carta rievocando tutte le infinite cose che lo tengono legato a lei, nel ricordo di quel filo invisibile ma sempre presente che non si è mai spezzato e che ha permesso che ogni addio che si sono scambiati nella vita non fosse mai definitivo.
    Georges è una costante nella loro vita ed è credibile che viva assieme a loro come collaboratore. Se la villa degli Ardlay presso il fiume Avon è una tenuta con molte stanze e parecchia servitù che risiede con i propri padroni ci sta che Georges abbia la propria dimora, il proprio appartamento privato, presso la casa padronale.
    Possiedo l’edizione del manga sulla cui copertina appare quel magnifico castello, quindi l’ho riconosciuto subito!
    Credo sia molto probabile che la tenuta scozzese degli Ardlay dove ora vivono Albert e Candy sia la Lakewood originaria, sia insomma servita di ispirazione quando la famiglia ha messo radici negli Usa e che il ritorno in UK sia stato una sorta di ritorno alle origini per William Albert.

    Piace a 1 persona

    1. Ciao Cinzia, grazie per i tuoi complimenti! Hai interpretato esattamente la foto del castello ed il fatto che fosse un riferimento alla Scozia dove c’è proprio la Lakewood originaria. Non un luogo qualunque ma il luogo delle origini, il luogo che Candy non vedeva l’ora di visitare perché era da lì che proveniva il suo principe. Il luogo dove conserva tanti bellissimi ricordi condivisi con i suoi più cari amici. Anche se Nagita non ha potuto raccontarci un sequel, per me ci ha descritto e trasmesso l’atmosfera in cui il dopo di Candy è immerso. Così come è intenso è forte il legame che lega Candy ad Albert e a Georges. Georges è famiglia ma potrebbe anche essere un narratore della loro bellissima storia d’amore. Anche se Nagita non fa nel presente il suo nome, per me lo ha tratteggiato, nell’arrivo a casa di anohito, tra le mura dello studio, anche nel quadro di Slim se vogliamo, perché c’era anche lui lì! Con la sua preoccupazione e gli occhi lucidi perché William A. era scappato di casa. Tutti i loro destini si sono incrociati su quella collina. Georges è un fedele amico e padre, tutto ciò che Nagita ci ha raccontato di lui lo incastra in una dimensione familiare di grande affetto, quella che io sento e in cui immagino tutti loro anche nel suo presente.
      Albert per me è travolgente, con i suoi gesti e con le sue parole. Da perderci la testa! Ho fatto una piccola correzione perché dovevo creare un collegamento al capitolo finale ma non avevo distinto bene che il giorno in cui loro si sposano è quello del primo incontro e della rivelazione, ma non è lo stesso giorno, o meglio come numero sì ma in un altro mese, in cui lui la chiamerà dalla Collina di Pony… Un abbraccio!

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