Qualcosa di semplice – FanFic ispirata a Final Story IV capitolo

Capitoli precedenti:

Qualcosa di Semplice – I capitolo
Qualcosa di Semplice – II capitolo
Qualcosa di semplice – III capitolo

La morte di Anthony

***

Allo Zoo Blu River Candy e Terry in quella domenica pomeriggio, senza poterlo immaginare, si erano incontrati grazie ad Albert, che si era trovato al momento giusto e nel posto giusto quando si erano trovati in difficoltà. Certo nessuno di loro poteva immaginare che anche la prima volta che si erano incontrati su quella nave, era comunque dipeso da lui… perché era un Ardlay, il capofamiglia e proprio per questo sarebbe errato credere che fosse amico di entrambi allo stesso modo. Ciò che davvero legava Albert e Candy era qualcosa che né Terry, né tanto meno Candy, potevano conoscere.
Già dopo pochi minuti dall’arrivo di Candy, tra tutti loro si era instaurato un clima allegro e Albert aveva iniziato ad osservarli attentamente. Era chiaro che Terence era innamorato di lei. Anche lui era rimasto colpito da quel suo sorriso, dalla sua solarità, ne era certo.
Erano molto diversi Candy e Terence, ma qualcosa sembrava accomunarli. Erano nati sotto una cattiva stella e come per tutti, il loro futuro dipendeva esclusivamente da loro stessi, dalla capacità di non scoraggiarsi mai. Terence era cresciuto come un nobile ma nel rifiuto affettivo di suo padre e della famiglia. Aveva un’indole forte ma molto inquieta e malinconica. Candy invece era più energica di lui, temprata dalle difficoltà che aveva già incontrato nella sua vita, era stata accolta ed era protesa a voler aiutare gli altri e a portare gioia così come ne aveva ricevuta alla Casa di Pony. Quando la visita allo Zoo era terminata e lei lo aveva salutato per rientrare nell’istituto, Candy era avvilita ed in collera. Lei e Terence avevano litigato a causa di…
Albert aveva provato molta tenerezza nel ripensare al viso in lacrime di Candy: avevano litigato a causa di Anthony; il suo cuore era ancora pieno di dolore. Suo nipote era così diverso da Terence, eppure in qualche modo a lui complementare, ma Candy non tollerava che qualcuno potesse parlarne male. Le dure parole di Terence l’avevano ferita e il pensiero di lui che non c’era più, le aveva riempito il viso di lacrime. Albert sapeva bene cosa provava.
Il ricordo della sua morte era ancora vivo in lui e il dolore non smetteva di attanagliargli il petto. Si sentiva in colpa per quel giovane ragazzo. Era il figlio della sua amata sorella e aveva potuto condividere pochi momenti della sua vita con lui, ma sentiva un legame profondo nei suoi confronti. Chiuse gli occhi che si riempirono velocemente di lacrime nel tornare indietro con la mente a quel drammatico periodo della loro vita.

Dopo il funerale di Anthony, Lakewood era precipitata in uno stato di sofferenza; le rose del tutto sfiorite sembravano steli aridi pieni di spine e dolore, privi di vita. Tutto intorno era privo di colore e di profumi. Non c’erano rumori, nessuna risata, nessuno scherzo, ma un opprimente silenzio. Gli occhi di tutti erano pieni di tristezza, faticavano a guardarsi l’un l’altro. Candy non aveva retto e aveva deciso di andarsene, di lasciare Lakewood per sempre. Albert non aveva preso bene quella notizia e aveva deciso di far partire Stair e Archie per Londra, perché la vita doveva necessariamente continuare e quei ragazzi avevano bisogno di stare con altri ragazzi, concentrarsi sul loro futuro. La prozia era rientrata a Chicago e Candy gli aveva lasciato una lettera, indirizzata proprio al prozio William: era decisa a rinunciare all’adozione.
Albert lesse quella lettera con un peso sul cuore. Candy era infelice e il profondo dolore che provava era il suo stesso dolore, ma non sopportava che lei dovesse sentirsi in colpa per un incidente imprevedibile e una morte straziante. Soprattutto non sopportava che fosse la sua famiglia ad accusarla.

Aveva visto la collera e la sofferenza negli occhi della prozia Elroy, ascoltato le sue urla:
– È colpa di quell’orfana! Perché hai voluto adottarla? Lasciando a me tutto il peso e l’educazione dei ragazzi! Sono cambiati da quando è arrivata quella che avrebbe dovuto restare una cameriera di Sarah! Tu non ci sei mai, preso solo da te stesso e dalla tua follia di vivere come un vagabondo! Guardati! Con quella barba disordinata, gli abiti lisi e trascurati! – lo aveva investito duramente – Da quando è arrivata quella Candy nella nostra casa è stato un susseguirsi di sventure! E ora Anthony! Non sopporto questo dolore è… è  tutta colpa di quella maledetta ragazza! Non voglio vederla mai più! –
La prozia era in piedi e troneggiava su di lui come una nube oscura. Lui era accasciato su una sedia, il capo chino tra le mani, impotente di fronte a quella furia. Aveva preteso di incontrarlo a Chicago, anticipando uno dei loro saltuari incontri annuali.
– Non è colpa di Candy, prenditela con me se vuoi! È colpa mia! – aveva urlato a sua volta Albert – io ho voluto organizzare una presentazione di Candy alla famiglia, quella maledetta caccia alla volpe! Qualcosa che in sé mi disgusta ma che è una tradizione della illustre famiglia Ardlay e che mi hai costretto a fare o diversamente ti saresti rifiutata di partecipare! Morte che ha portato morte – disse con voce rauca e improvvisamente impassibile, ritrovando il suo autocontrollo.
– Avrei dovuto rompere quella tradizione insana. Così non sarebbe accaduto nulla a mio nipote. Era il figlio di Rosemary, di mia sorella! L’unica persona che mi abbia davvero amato, dopo la morte di mio padre – aveva aggiunto con un filo di voce e alzando lo sguardo su di lei.
La prozia serrava la mano con così tanta forza che era oramai diventata livida. I suoi occhi, che poco prima lampeggiavano di odio al pensiero di Candy, tornarono ad essere impenetrabili. Poi li aveva chiusi non riuscendo a sostenere lo sguardo di suo nipote William, che nonostante tutto amava; quegli occhi blu profondi e intelligenti come quelli di suo fratello William C., il padre di Albert, a cui era stata profondamente legata. Uno sguardo che sembrava trafiggerla come una pugnalata. Lei voleva solo il bene della famiglia, il bene degli Ardlay. Era fermamente convinta che ciò coincidesse anche son il suo di bene, lui che era l’erede.
Non tollerava tutte le attenzioni che dedicava a quella orfanella, non le piaceva. Lasciò ricadere il braccio improvvisamente pesante, sul fianco.
Si era voltata e senza dire una parola era uscita dalla stanza, lasciandolo in totale solitudine e disperazione.

No, lui non avrebbe abbandonato Candy a quel dolore, voleva che reagisse e si impose come capo famiglia affermando che lei era sempre una componente della famiglia Ardlay, cosa che aveva scritto subito anche a lei inviando Georges a consegnarle la lettera e per accompagnarla durante il viaggio, augurandosi lei accettasse di studiare a Londra raggiungendo Stair e Archie.

Qualcosa di semplice V capitolo

Continua…

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