Qualcosa di semplice – FanFic ispirata a Final Story III capitolo

Capitoli precedenti:

Qualcosa di Semplice – I capitolo
Qualcosa di Semplice – II capitolo

Qualcosa di semplice – III capitolo

La solitudine di Albert

***

Quando Albert aveva incontrato Candy per le strade di Londra, non aveva potuto credere ai suoi occhi! Quasi aveva pensato che non si ricordasse più di lui… invece si era gettata tra le sue braccia urlando di gioia! Era stato così bello stringerla e rivedere il suo meraviglioso sorriso!
Proprio quella mattina aveva pensato molto a lei, gli era capitata una cosa speciale e davvero inaspettata. Nonostante si trovasse in quella città per gestire dei nuovi affari per la famiglia Ardlay non aveva voluto stabilirsi nell’appartamento lussuoso della sua famiglia e preferiva rimanere il più possibile in anonimato; così aveva affittato un monolocale vicino allo Zoo Blue River, dove si era fatto assumere per assicurarsi che i suoi animali venissero trattati bene. L’appartamento era semivuoto e minuscolo, piuttosto trasandato. Amava immergersi nelle vie più nascoste o popolari della città e lì aveva trovato un mercatino delle pulci; non aveva potuto fare a meno di entrarci avendo quasi un sentore, aveva sperato di trovare qualcosa per il monolocale che potesse dare calore all’ambiente.
Magari avrebbe trovato anche un vecchio libro o un buffo ritratto di qualcuno,
o qualcosa di più prezioso che per il precedente proprietario non aveva più alcun valore; forse un oggetto che era stato importante per qualcun’ altro e che ora desiderava riprendere vita. Era lì a guardare delle pitture ad olio quando gli era balzata davanti agli occhi un’ immagine, quella era la Collina di Pony! La collina rivestita dai fiori di maggio, ranuncoli e trifoglio bianco, gli alberi di un verde intenso e quell’erba tenera, il mese del suo compleanno…

– Qualcuno aveva dipinto quella stagione che rappresenta uno dei momenti più importanti della mia vita. E rappresenta soprattutto te. –

Riflette a bassa voce a quei ricordi, mentre l’automobile continua il suo percorso verso casa.

La tela mostrava in fondo ai piedi della collina una casetta con una piccola chiesa, quella era sicuramente la casa di Pony! La prima volta che aveva incontrato Candy, lei aveva cercato di mostrargliela indicandola, ma proprio in quel momento era dovuto scappar via come il vento, Georges lo aveva ritrovato.
Lo aveva acquistato subito, non era incredibile aver trovato a Londra quel dipinto? Una volta a casa si era messo ad osservarlo appoggiandolo a terra sulla parete spoglia. Sembrava un segno del destino e gli aveva scaldato il cuore; non riusciva a smettere di guardarlo, cercando nei suoi ricordi ogni dettaglio che vedeva dipinto e che ripassava con un tocco leggero del dito. Sulla Collina di Pony lui e lei si erano incontrati per la prima volta, e non l’aveva più dimenticata.
Candy ora era lì a Londra ma non poteva contattarla. Era il lato negativo di avere due identità.

Si era sdraiato sul pavimento gelido con Poupe, che si era subito acciambellata sul suo petto in cerca di calore. Il dipinto di Slim ai suoi piedi. Alzando un poco il capo per guardarlo  e chiudendo gli occhi  gli sembrava di poter entrare nel quadro e trovarsi nuovamente lì, sdraiato su quell’erba tenera. Preferiva di gran lunga dormire fuori sotto il cielo stellato che dentro quattro fredde mura, ma non poteva dare nell’occhio in quella città, non era tra i boschi di Lakewood. Stare immerso nella natura lo appagava. Ciò che aveva capito a 17 anni su quella collina e non aveva più tollerato, era quanto si sentisse solo, una solitudine imposta dalla sua famiglia. Segregato in un palazzo che era una reggia ma che a lui appariva desolata e insignificante. William A. Ardlay si emozionava per un’alba, l’azzurro del cielo, il profumo dei fiori e gli animali; più era attratto dalla bellezza della natura e più si sentiva felice. Perché sentiva di trovarsi davanti a qualcosa che gli apparteneva, a cui appartenere, come i colori del tramonto o come la pioggia. Sentiva che doveva cercare in tutta quella disperazione nella sua vita la speranza.
Su quella collina aveva sperimentato una tale gioia da aver finalmente percepito la propria individualità, senza filtri o costrizioni. Risucchiato da quel cielo così azzurro, era parte dell’universo e in contatto indissolubile con esso. Perché il giovane William A. Ardlay amava l’umanità. Amava la vita. Mentre la solitudine smetteva di essere solo disperazione, aveva trovato in quella speranza che nasceva nel suo cuore un filo che, era fiducioso, lo avrebbe portato verso la felicità.
Ed era arrivata una bambina. Mentre la osservava aveva sentito in sé una nuova forza, che era certo avrebbe riempito la sua anima di una nuova bellezza e di coraggio. Dolore o gioia, si era sentito pronto a percorrere la sua strada. Aveva trovato un punto di contatto con i suoi sentimenti più intimi per poter affrontare quel fiume ora placido, ora tumultuoso che era la vita, e aveva deciso di condividerlo con ciò che aveva intorno, la natura, gli animali, gli indifesi. Per questo dopo aver concluso gli studi in Inghilterra aveva lasciato quella gabbia dorata e si era circondato degli animali del bosco, perché nella loro innocenza la loro anima vibrava delle stesse sue emozioni.
Le ingiustizie della vita, la perdita dei suoi genitori e poi di Rosemary lo avevano gettato in una cupa solitudine da cui cercava di evadere. La parte migliore di sé soffocata dall’affanno della vita, dalle premature responsabiltà, e a causa della sua giovane età non aveva potuto far altro che fuggire da quella situazione ingestibile. Volevano fosse invisibile? Beh così sarebbe stato davvero, non avrebbe più vissuto rinchiuso in quelle stanze, servito e riverito e anche se non avrebbe mai rinunciato al suo nome, non gli avrebbe permesso di distruggerlo.
Lui era diverso, ma non poteva condividere se stesso con tutti. Nessuno nella sua famiglia mostrava questa sua sensibilità, tutti presi dal rispetto delle regole, delle tradizioni e dalla ricchezza, fondamentale per il prestigio del loro nome,
La fuga era diventata la sua difesa estrema; gli alberi della foresta i suoi nuovi e saggi guardiani, del suo diventare uomo.
Fino al giorno in cui aveva salvato Candy dalla cascata e l’aveva subito riconosciuta. Tra i suoi animali, nella sua baita, aveva osservato nuovamente quella ragazza sorridente, aveva sentito di potersi fidare e condividere con lei il suo mondo. Candy, una ragazza la cui anima vibrava come la sua. Lei lo aveva accettato così com’era, al primo sguardo, anzi forse al secondo!, senza fare domande, leggendo solo dentro il suo cuore e senza farsi ingannare dalle apparenze. Albert era attratto da questo miracolo, costretto a mascherare la sua vulnerabilità agli altri, con lei si era subito instaurata una relazione alla pari e anche lei, più stava con Albert e più si sentiva inspiegabilmente felice.

Continua…

Qualcosa di semplice – VI capitolo

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