L’elefante nella stanza, indizi parte I, Slim

Questo modo di dire inglese ci ricorda che spesso facciamo finta di non vedere ciò che, ovviamente, ci disturba o non ci piace, negando una realtà scomoda o che si fa fatica ad affrontare. Sono passati diversi anni dall’uscita di Candy Candy Final Story eppure un certo e accanito fandom terenziano, soprattutto dopo la visita a Parigi di Nagita, sembra perseverare nel non vedere quel bell’elefante che gli si siede accanto ogni volta che leggono/guardano il manga di Candy Candy e CCFS.
Un elefante gentile con una zazzera bionda e gli occhi blu, che resta lì accanto ingombrando molto ma cercando di non disturbare i sogni di chi lo ignora.
Spesso subisce attacchi e insulti indegni, ma tant’è, il suo ingombro può davvero irritare anche se non è colpa sua, ma colpa di chi non vuole in alcun modo lasciargli lo spazio che merita.
L’elefante nella stanza in realtà è sempre una risorsa, un’occasione per comprendere e conoscere ciò che apparentemente ci sembra estraneo. È una prova di flessibilità, della nostra capacità di vedere oltre, di accogliere. Non è il problema essere fan di Terry e continuare ad esserne un po’ innamorate o tanto, o sperare in un determinato finale (che soprattutto in Italia sembrava garantito) cioè vedere Candy e Terry tornare insieme. Non è un problema perché per la sua autrice lo si può immaginare e sognare e perché tantissime lettrici che davano praticamente scontata la coppia Candy/Terry leggendo il nuovo romanzo, oramai adulte, hanno felicemente ricollocato la verità della storia originale di Nagita e apprezzato un finale che da sempre è presente in questo racconto di formazione, d’amore e di speranza, a partire dal manga; ovvero quello di Candy e Albert che scoprono di non poter più fare a meno uno dell’altra, dei loro sorrisi e della voce gentile, non possono fare a meno di amarsi. In CCFS questo finale per me non cambierà, perché ancora una volta la loro storia e il loro legame invisibile viene raccontato da Nagita con poetica magia e grande emozione: quella che ti fa pensare continuamente e cercare senza sosta la persona amata; quell’emozione che ti fa sobbalzare il cuore ogni volta che lui ti viene a trovare, che ti fa sentire così leggera e felice da sembrare di fluttuare nell’aria. L’emozione di ogni lettera ricevuta da lui e che lei scrive e che le fanno perdere il sonno.
Nagita ci racconta ancora il terzo amore del destino, come Candy dopo il suo percorso avventuroso, e spesso doloroso, ritroverà il suo Principe della Collina in modo inaspettato e strabiliante, nel suo più caro amico Albert e in colui che la ha aiutata materialmente a costruirsi un futuro, il prozio William.
Dopo questa lunga premessa, con questo articolo volevo fare uno sforzo di immaginazione e capire razionalmente, cioè scevro da preferenze, con quale anohito tra Albert e Terence la storia segue un percorso delineato dall’autrice e quindi conosciuto, e con quale anohito dobbiamo davvero immaginare una storia nuova, un sequel che Nagita non ha mai avuto intenzione di scrivere con questi stessi personaggi. Candy in CCFS ha un finale raccontato con anohito oppure è incompiuto?
Un finale c’è in CCFS, Nagita sceglie solo di non rivelare il nome di lui affinché tutti siano liberi di immaginare la storia (sequel) che, dopo il finale voluto dall’autrice, porterà Candy e suo marito nel Regno Unito sino al periodo precedente alla seconda guerra mondiale. Il punto è proprio ciò che accade dopo la fine della prima parte dell’epilogo, ovvero dopo la corrispondenza con Albert e l’ultima lettera ad Anthony: è necessario raccontarlo oppure abbiamo già tutti gli elementi per poterli immaginare felici insieme?
Le vicende tra Candy e Terry invece terminano prima dell’epilogo, cioè prima della parte finale della storia: immaginando la seconda parte del l’epilogo, il rientro di anohito, è necessario raccontare ciò che è accaduto nel frattempo o abbiamo davvero tutti gli elementi per poterli immaginare felici insieme? Con chi dobbiamo fare uno sforzo più radicale di immaginazione e in quale caso invece possiamo affidarci alle informazioni scritte nel romanzo e quindi vedere il contesto in cui la storia di svolge, la storia di Keiko Nagita?
CCFS non è un giallo, però si articola attraverso diversi indizi che Candy ci rivela lungo tutto il suo racconto e mentre vive il suo presente nella sua casa. Queste informazioni hanno lo scopo di coinvolgere il lettore, fidelizzarlo e permettergli di creare un percorso che possa “portare” al misterioso anohito.
Iniziamo dal primo indizio, la meravigliosa new entry: il quadro di Slim.
Perché era così importante che Candy avesse in casa il quadro di Slim? Se n’è detto già molto: in primis per riallacciarsi al finale essendo un romanzo circolare. Dunque: incontro con il Principe, desiderio di ritrovarlo, personaggio luminoso e mai dimenticato. Ritrovarlo alla fine della narrazione rivivendo inoltre con il rientro di anohito praticamente la stessa scena del finale del manga. Le frasi chiave: Miss Pony scrive che loro sono tutti lì dentro, che il quadro è una coincidenza miracolosa. Capiamo che il dipinto rappresenta ciò che Candy ha di più caro, momenti felici condivisi e non (non di mancati incontri) e torno su quel “miracoloso” ovvero la magia del destino e del filo invisibile che li unisce; che unisce Candy, Albert alla collina e alla Casa di Pony e a chi vi abita. Candy scrive che solo Slim avrebbe potuto dipingere quella casa “come la conoscevamo un tempo” (vale anche per anohito), ovvero prima che lei partisse per Lakewood. Candy, ci dice inoltre, che quando torna alla Casa di Pony (la prima volta che tornerà sarà dopo la morte di Anthony), Slim non c’è più, ma è citato quando lei compie 13 anni. Dunque se solo Slim può disegnare la casa come era a quei tempi forse significa che poco dopo, i bambini che rimangono, loro stessi, la vedranno modificarsi. E ci sta che il prozio dopo l’adozione di Candy inizi ad occuparsi della ristrutturazione del vecchio orfanotrofio, come continuerà a fare per anni e forse per sempre. Ma comunque il riferimento a Slim e alla sua presenza alla Casa di Pony ci dà un confine tra un prima della casa ed un dopo della casa. Chi ha visto la Casa di Pony prima che Slim venga adottato può riconoscere per certo la casa “di un tempo” e l’unico che ha visto quelIa casa è il Principe della Collina quando incontra Candy per la prima volta. Candy, non a caso, quando ammira e si perde nella primavera del quadro, pensa proprio a lui. E perché Miss Pony si augura che il dipinto sia per Candy di incoraggiamento? Perché evidentemente non era atteso il loro trasferimento, di certo non sembra dovuto ad una tournée.  Quando poi Candy si chiede come il quadro di un bambino come Slim, adottato da un fabbro, possa essere arrivato a Londra dalla lontana America “e soprattutto raggiungere il Mercato delle Pulci?“, ci fa riflettere sul fatto che probabilmente è uno Slim bambino che  disegna la loro Casa di Pony dopo l’adozione, nella ricerca di un momento felice da condividere con Candy a cui era molto affezionato? “Sembra proprio lo abbia dipinto per me… lo splendido maggio che riveste la collina di Pony“. Come suggerisce lei sembra una dedica, un regalo che Slim può aver tentato di inviare dove lei era. Il quadro “si mette in marcia” spinto da una forza invisibile proprio verso Londra e in un mercato di cui anohito forse era habitué? Candy sembra piuttosto stupita da ciò, ben più che lui possa aver riconosciuto la Casa di Pony al primo sguardo. Non sembra un caso che anohito vada al mercato delle Pulci di Londra, quanto sia incredibile il dipinto sia arrivato proprio lì e quindi “trovabile”. Se rimaniamo aderenti alla narrazione del romanzo questo quadro potrebbe essere stato dipinto da Slim poco dopo la sua adozione e aver raggiunto Londra mentre Albert lavorava allo zoo e Candy era al college. La cosa affascinante e sempre un po’ magica è che attraverso anohito si compie il destino di Candy. Il quadro di Slim non è (banalmente anche se romantico) un regalo di un uomo innamorato per la sua amata, bensì è un destino! Un evento che ancora una volta troverà la sua esatta posizione nel loro futuro insieme, cioè quello di portare la Casa di Pony in un luogo lontano così da lenire la nostalgia di Candy. E se parliamo di destino sappiamo bene chi è favorito verso Candy. Albert ha affari a Londra per conto degli Ardlay ed in generale resta un motivo di viaggio in quella città anche in un ipotetico sequel, ma nel 1913 Albert ha visto (forse per un istante) una sola volta la Casa di Pony e proprio quella “di un tempo”. “Casa, un luogo dove tornare” ci racconta Candy, dove tornare ovviamente insieme ad anohito, un luogo che ha un significato anche per lui. “Da quando ho ricevuto la lettera […] di Miss Pony, l’agitazione che sento nel mio cuore non accenna a calmarsi. Anzi, la nostalgia dei giorni passati è così forte da togliermi il respiro. Come vorrei tornare alla Casa di Pony…
Ora la villa degli Ardlay a Lakewood appartiene a un’altra famiglia. (vol 1 pag 175 Ita). A quali giorni passati si riferisce Candy? Infatti poi si collega subito agli Ardlay e a Lakewood e che si coltivino ancora o meno le rose Dolce Candy di Anthony non importa molto, perché sappiamo che Candy ha iniziato a coltivarle alla Casa di Pony. I giorni passati dunque sono riferiti a quei due luoghi e a nulla che possa riguardare Terence se non immaginando qualcosa che nel romanzo non è mai stato raccontato. Serve molta immaginazione per collegarlo al quadro di cui non è nemmeno rappresentato come stagione (la casa la vedrà una volta in autunno inoltrato, nel manga con la neve), immaginazione che poi si declina in maniera piuttosto individuale e senza riscontri reali nel romanzo. Terence non condivide con Candy giorni passati e di cui avere nostalgia né alla Casa di Pony né ancor meno a Lakewood. Terence non vuole sapere nulla né di Anthony né delle sue rose. Candy nel suo prologo e nel suo presente non parla mai nemmeno indirettamente di Terence riferito al quadro, anzi, dopo il suo incontro con lui del quadro di Slim non si parlerà più. Se Terry è anohito Candy in quel quadro non lo vede, è qualcosa di completamente distante e scollegato. Vede le direttrici, i bambini che ci hanno vissuto ed il giorno in cui la sua vita è cambiata completamente. Vede Annie e il giorno del loro addio, vede (come verrà poi specificato nella parte iniziale del racconto) il suo incontro con il Principe che segna l’inizio di quel cambiamento che la seguirà sino alla fine della storia. Se Terry fosse anohito, lo notate l’elefante nella stanza? Se Albert è anohito lo inseriamo splendidamente e perfettamente in quel contesto e in ogni sua emozione. Dal racconto di Nagita lo possiamo vedere lì con Candy sulla collina in primavera ed in più occasioni, vederlo coi bambini e insieme a Miss Pony e Suor Lane. “lì dentro ci siamo tutti noi” . Lo immaginiamo occuparsi dei lavori di ristrutturazione, sia quando come prozio era Albert con la barba da pirata, sia dopo come William Albert Ardlay. Nagita inoltre specifica che il quadro ha una cornice fatta a mano, se fosse fatta da chiunque non sarebbe un’ informazione importante ma lo è se è anohito a farla per lei, per il quadro che le farà trovare come una meravigliosa sorpresa. Chi produce manufatti in legno è Albert nel romanzo. Anche qui serve ben poca immaginazione.

continua…

(Pubblicazione © Casa Editrice – Shodensha )
© Kyoko Mizuki. Testi di CCFS di Keiko Nagita e traduzione italiana ad opera di Kappalab.

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