L’importanza di non essere un sequel (1)

“E ‘mia ferma convinzione che il potere dell’ “amore invisibile” è essenziale per completare un lavoro creativo.” Keiko Nagita

Questo scriveva la Nagita durante la stesura del manga nel 1978. E… a me intriga moltissimo questa sua affermazione.
In tutte le interviste, vecchie e nuove, la Nagita ci tiene a specificare che non avrebbe mai scritto un sequel di Candy Candy. Questo a causa dei problemi con la mangaka Yumiko Igarashi in primis, per il fatto che qualsiasi nuova storia che riguardasse Candy, avrebbe avuto nell’immaginario di tutti le fattezze che già conosciamo e a cui siamo affezionati. Questo per la Nagita, per quanto grata alla creatrice di quei bellissimi disegni, divenne un limite invalicabile nello scrivere appunto una nuova storia, un sequel, in cui i protagonisti fossero quegli stessi personaggi che ebbero un così grande successo. Al limite avrebbe potuto scrivere, così affermò, una nuova storia con nuovi personaggi (da far disegnare a qualcun altro e sconosciuti al pubblico) legati alla precedente storia. Una storia che sarebbe partita sempre un ventennio dopo proprio da una nuova e ricostruita Casa di Pony. Indubbiamente ci avrebbe rivelato comunque molto della storia precedente. Ed è terribilmente importante per lei, che tutto conduca e riparta nuovamente dalla Casa di Pony.

Ma nulla fu fatto sino ad arrivare a Candy Candy Final Story dove Keiko Nagita ci spiega alcune cose proprio nella postfazione ma soprattutto nelle interviste rilasciate nel 2009-2010. Anche in questo caso ribadisce che il romanzo non sarebbe mai nato se non fosse stato riscritto per il manga. Il contenuto non sarebbe cambiato. Altrimenti, sostiene, sarebbe stato un sequel, cosa che nuovamente conferma non scriverà, ahimè, mai.

Questa è una parte che ho tradotto da una delle sue interviste su CCFS:

“Ci sono molte ragioni per il quale ho lasciato il finale della storia vago. Una di queste è che non ho scritto una storia dettagliata tra Candy è il suo amore . Se l’avessi scritto (il finale con un nome chiaro?), non sarebbe stata una storia rivisitata, ma un sequel della storia. (come affermava non ha potuto e voluto scrivere la storia che avrebbe portato al finale definitivo, ovvero a chi ama Candy e da chi è amata).
Ho la proprietà legale della storia, quindi posso scrivere liberamente un sequel. Ma la questione fondamentale è il manga, non importa cosa dica chiunque altro. Ho scritto questa storia per il manga. (il contenuto è lo stesso).
Se lo avessi voluto scrivere come un romanzo (con un finale chiaro?) dall’inizio, avrei scritto il sequel. Se il romanzo non fosse stato considerato per il manga, oggi non sarebbe esistito. In questo senso, l’ambiguità del finale, del suo risultato, è il mio miglior “sequel”. Io voglio raccontare che Candice ha attraversato diverse difficoltà, (ce l’ha fatta!), dopo queste vicende, lei trascorre serenamente e felicemente la sua vita con la persona che ha amato più di tutti, invece di sapere chi sia Ano Hito.”
(Dic 2010)

Nella postafazione la Nagita ci fa sapere che non rivelare il nome di Anohito è solo un particolare, un dettaglio.
A riprova che ciò che per lei era davvero importante, era semplicemente la storia e le emozioni che desiderava raccontare per l’ultima volta.
Interessante è poi leggere nelle fasce del romanzo originale, che Candy Candy Final Story è oggi un romanzo scritto per gli adulti. Probabilmente perché le emozioni affrontate meritano un’attenzione particolare, che una bambina o una ragazzina non potrebbero dare. Una complessità che solo in parte secondo me si perde con la traduzione, sempre che ci si concentri sui contenuti della storia. Infatti la scrittura utilizzata per CCFS è una scrittura dalla complessità maggiore rispetto a quella del manga adatta ai bambini (non entro nei particolari, non ho la competenza!).

Tornando al significato della parola sequel, se CCFS non deve essere un sequel ma essere di fatto una storia rivisitata in cui esprimere al meglio i propri sentimenti e dove poter aggiungere elementi pensati ma non espressi in precedenza, mantenendo le ambiguità ed imprecisioni delle edizioni precedenti, ha senso creare dei vuoti temporali in cui sfuggono fatti, eventi importanti, perdendo completamente il filo della trama?

C’è una gran differenza nell’offrire un sogno, lasciando intendere un ipotetico spazio temporale totalmente aperto ed indipendente e negare la propria opera.
Quel che voglio dire è che la Nagita non ha mai manifestato l’intenzione di far credere che Anohito fosse un’altra persona rispetto a quella che lei ha nel cuore, ma solo consentire alle fan, non rivelando il particolare del nome, di avere un personale sogno su Anohito. Un regalo indubbiamente su un’ opera che appartiene a lei e che rappresenta una parte importante della sua vita.
E questa sua decisione obbligata alla fine, non sembra in alcun modo sbilanciare il suo sentimento e la sua storia.
La Nagita credo voglia comunicarci in merito al fatto di non svelare il nome di Anohito, che sia davvero per lei solo un “dettaglio”, è che appunto non è un’informazione fondamentale (al di là di chi ognuno pensi Anohito sia); quindi la storia non si sviluppa nel voler far credere che o Albert o Terry possano essere Anohito, ma si dispiega per la storia che è dall’origine, con la particolarità che per sostenere l’ambiguità del finale, non dei suoi sentimenti, è costretta a smuovere un po’ l’acqua con la sua mano increspandola. Ma lasciando quietare quell’acqua in movimento, tutto per me torna al proprio posto. Il contenuto è lo stesso, continua a ribadire, per quanto si possa creare un po’ di confusione e creare anche un po’ di illusione su una “verità” futura.
È ovviamente difficile stabilire un ordine delle cose in CCFS, ma indubbiamente c’è. Perché nella testa dell’autrice la storia non è nata disordinata o fatta apposta per non arrivare ad una conclusione. Lei ha pensato anche al capitolo finale nella sua mente e io non ho dubbi nel credere che possa finire proprio alla Casa di Pony.

Ci sono elementi importanti da cui partire e che tornano nella storia ripetutamente attraverso i personaggi principali. Sono i contenuti l’unica “verità” a cui provare a dar voce.
La vaghezza del finale, nel manga come nell’anime e nel romanzo, dov’è? Nel non sapere se Candy starà con Albert o Terence? No. Prendendo come unico riferimento il manga, la vaghezza resta nell’ aver costruito una storia che racconta la potenza dell’amore invisibile. La Nagita ama moltissimo questo aspetto della storia e lo ritroviamo ovviamente soprattutto in CCFS anche con una simbologia specifica (il filo del destino).
La vaghezza del finale esiste solo perché lei avrebbe voluto scrivere in merito ad Anohito prima di mettere un punto definitivo. Quello che io comprendo leggendo tutto il materiale che abbiamo a disposizione, è che lei non avesse intenzione di far finire la storia dicendo “Candy e Albert vissero felici e contenti”.

Forse nella sua ingenuità come afferma, ha sottovalutato la resa della storia per produttori ed editori, e prima di pronunciare questa frase, voleva affrontare in maniera dettagliata la storia di Albert e dell’amore tra i due, quel famoso amore del destino.
Quando si è resa conto che non avrebbe potuto farlo, ha preferito lasciare intatta questa vaghezza del finale, che ha a che fare però strettamente con il finale con Albert, perché in merito a Terry sappiamo già come è finita la storia. E questo si riproduce sia nel manga che nelle altre riedizioni e per ultimo con CCFS che ha però una novità…
Cosa Cambia in FS? Che in realtà un finale ora c’é, non è vago, nel senso che Candy ama ed è amata dal suo lui. La presunta vaghezza del finale del manga (ma era più semplicemente una storia che doveva ancora essere finita di raccontare) diventa il non rendere chiaro il nome di Anohito.
La Nagita non vuole raccontare un sequel, o meglio viaggia su un confine che però a mio parere non valicherà. In FS ci dà uno spaccato del presente di Candy da adulta. Un presente in cui quel sequel che non ci racconterà è già accaduto ma che non “deve” modificare in nessun modo la storia originale raccontata in FS.

Questo è per me il senso per lei di continuare ad affermare che se avesse voluto era libera di scrivere un sequel ma che CCFS non lo è ma nasce solo per la storia originale.
Ci sarebbero delle differenze sul risultato di CCFS se anohito fosse Terry o Albert? Per me si e sarebbero enormi.
Albert/Anohito permette di mantenere l’originalità della storia intatta.
Permette di avere un inizio ed una fine della storia in un contesto che noi già conosciamo, che viene solo arricchito anche se un po’ “manomesso”.

Nel caso che Terry sia Anohito invece, va contemplato necessariamente un sequel all’interno di CCFS, ovvero tutto ciò che lei ci racconta inerente al suo lui, quando è in retrospezione o al presente, apparterrebbe a un sequel che scorrerebbe in parallelo, ma in un altro tempo, rispetto alla storia originale. Diventa automaticamente qualcosa di totalmente nuovo e differente in confronto al romanzo originale che ci racconta di una storia che finisce in modo definitivo.

Il finale “vago” non sarebbe più vago ma assolutamente nuovo e proveniente da tutt’altra storia, non dal romanzo originale, bensì da un suo dettaglio in CCFS, indubbiamente importante, ovvero la morte di Susanna. Fatto che in questo caso dunque, dovrebbe essere considerato un evento che è già un sequel, insieme alla lettera di Terry come molte affermano, caso mai fosse stata scritta dopo quell’evento.

Ma è qui che appunto non ci si trova con il fatto che la Nagita affermi da anni che il romanzo NON è un sequel ma esiste solo per il manga e che anche nei primi anni 2000, non aveva alcuna intenzione di scrivere un sequel con gli stessi personaggi.
Perché parlo di una storia in parallelo all’interno di CCFS se parliamo di Terry/Anohito? Perché significherebbe che tutti i famosi indizi, avrebbero senso appunto in una dimensione che non è più quella da noi conosciuta.

Esisterebbe una casa a noi completamente sconosciuta per la coppia Candy/Anohito, non si sa esattamente in quale punto del fiume Avon del Regno Unito.
La Nagita è disponibile ad autorizzare che esista un’altra storia in cui Candy possa rivelare il suo viaggio verso l’America, o mostrare il suo carillon rotto, o che il quadro di Slim venga trovato in un ipotetico nuovo viaggio a Londra? O che Terry si riappacifichi con il padre e venga in possesso di un oggetto prezioso da regalare alla sua sposa? O che Terry decida di vivere a Stratford upon Avon? Senza che lei ne scriva in alcun modo? Non sarebbe definitivamente un sequel tutto ciò? E per me si entrerebbe anche nella pura dimensione di una FanFiction.

Lei che ci ha dimostrato quanto ami la sua storia…e quanto ne rivendichi la maternità.
A differenza di Terence, con Albert/Anohito non accade nulla di tutto ciò, non si deve costruire necessariamente un sequel o storia interna parallela.

Con Albert/anohito restiamo nel contesto e nel tempo esatto della storia originale. Perché tutto ciò che riguarda anohito può essere avvenuto tra il primo incontro sulla Collina di Pony e l’ultima lettera ad Albert nella corrispondenza.

Gli “indizi” possono essere dettagli ora rivelati della stessa storia già scritta tanto tempo fa.
Per me sotto questa luce varrebbe la pena di riguardare gli “indizi”, per capire più approfonditamente perché CCFS e la fine del romanzo non sono da considerarsi un sequel, ma forse la storia scritta per il manga 2.0, dove l’autrice finalmente è libera di esprimere tutte le sue emozioni, raccontarci quella sua storia di 30 anni prima, lasciando pressoché intatto il suo finale antico, ma riuscendo, saltando ogni sequel, a ridonarcelo in veste conclusiva.

Sì, per me le braccia aperte del Principe rivelato nel manga in attesa di Candy, sono le stesse che spalanca anohito al suo rientro a casa in CCFS, in cui Candy si tuffa…

Vai all’articolo: L’importanza di non essere un sequel (2)

© 水木杏子 いがらしゆみこ 東映動画
(© Mizuki Kyoko, Igarashi Yumiko, TOEI Animation) Testi di CCFS di Keiko Nagita. Traduzione italiana ad opera di Kappalab.

 

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