Candy Candy La Historia Definitiva: impressioni sull’intervista all’editore.

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Con piacere ho seguito l’intervista sul canale youtube di Ramen Para Dos dove è stato intervistato l’editore di Arechi Manga Carles Miralles, che pubblicherà la versione spagnola di Candy Candy Final Story ovvero Candy Candy, La Historia Definitiva, che a causa della pandemia Covid-19 non è stata ancora, purtroppo, distribuita.
L’intervista ha interessato molto il mondo candyano, por supuesto!, da cui sono scaturite molte informazioni interessanti ma, come sempre, anche speculazioni e omissioni. Miralles ha sinceramente raccontato il percorso che ha portato alla pubblicazione del romanzo ed è stato bravo a non tradire la sua piuttosto chiara visione del finale (anche a detta dei suoi intervistatori!), mantenendo integro e sostenendo il volere dell’autrice di non rivelare chi sia anohito, in questo caso “su amado” come si intuisce è stata tradotta probabilmente la parola anohito nella versione spagnola.

Potremmo suddividere l’intervista in tre argomenti, così da rendere i contenuti accessibili a tutti:
1) come è venuto a contatto con il romanzo di Nagita
2) la realizzazione della copertina del libro
3) la struttura del romanzo e le sue fonti di ispirazione

Per il primo punto Miralles ci racconta che non sa come, ha visto la pubblicazione della prima traduzione occidentale di Candy Candy, Romanzo e Lettere ovvero la traduzione italiana edita da Kappalab. Conosceva la storia di Candy Candy e subito ha pensato che potesse essere un buon lavoro da pubblicare. Miralles fa capire che era alla ricerca di un prodotto un po’ diverso dal solito e che potesse riguardare un pubblico più adulto. Si è interessato subito al romanzo (meravigliandosi anche che nessuno in Spagna si fosse fatto ancora avanti) e, scevro da ogni competizione, per Arechi Manga è stato semplice mettersi in contatto con l’Agenzia di Nagita sensei, attraverso l’editore italiano Kappalab. Miralles racconta che ama le narrazioni di epoca Vittoriana e Eduardiana, prima della grande guerra, e il romanzo in italiano gli è piaciuto molto.  Come sappiamo molto bene dalle parole di Nagita, il romanzo si basa sul manga e sul suo lavoro originale. Final Story differisce dalle altre precedenti edizioni ma non sarebbe esistito se non fosse per il manga, specificando che la storia è sempre la stessa e non un sequel. A differenza del manga però, nel romanzo Candy Candy Final Story sono più evidenti le influenze di alcuni romanzi che hanno ispirato fortemente il racconto di Keiko Nagita. Nella Fiera del Libro di Parigi Nagita aveva ribadito più volte il valore di questi romanzi (in particolar modo Anna dai capelli rossi e Papà Gambalunga), che l’hanno ispirata.
Cosa ha affascinato Miralles nella lettura in italiano di Candy Candy Final Story, storia di cui conosceva anime e manga? Proprio i forti riferimenti a questi due romanzi di cui lui afferma, in più occasioni, di essere un grande fan. Per questo dopo aver letto la versione in italiano è rimasto molto colpito, wow,  e ha pensato che avendo già pubblicato Papà Gambalunga e avendo venduto bene in Spagna, Candy Candy Final Story avrebbe potuto riscuotere lo stesso successo (che gli auguro di cuore).

Per il secondo punto, l’elaborazione dell’immagine di copertina,  Miralles racconta che il difficile era poter usare elementi classici (come intuiamo avrebbe voluto fare) come il tema scozzese (visto l’origine e riferimento alla famiglia Ardlay), cioè il motivo a quadri tipico dei kilt scozzesi. Fa riferimento ai “chicos” della famiglia, Anthony, i suoi cugini Archie e Stair e cita per la prima volta Albert, dicendo “poi anche il signor Albert, il signor Albert” ripete senza aggiungere altro, eh eh,  proseguendo nell’affermare che quel tema non si poteva usare a causa dei problemi in merito ai diritti d’immagine ecc.
Alcune fanatiche hanno velocemente speculato sul nome di Albert, ma Miralles quando lo nomina per la prima volta, lo fa in un contesto specifico, quello delle origini scozzesi di un gruppo di ragazzi che sappiamo vestivano il kilt nelle ricorrenze speciali. Il riferimento ad Albert in quel contesto è un riferimento indiretto al primo personaggio che compare con le effige scozzesi, il Principe della Collina. Miralles sembra avrebbe adottato volentieri il tema scozzese come linea grafica per la copertina e il romanzo.
La Scozia in fin dei conti è presente nella prima e seconda parte del libro, e intuitivamente, è presente anche nell’epilogo… ovvero il luogo dove Candy e “su amado” possono vivere come marito e moglie, senza scomodare altri luoghi sconosciuti al romanzo e ai fan.
Ovviamente Miralles non ha mai associato Albert alla parola padre, come vedremo anche più avanti nell’articolo (deve essere un tic nervoso di alcune pensare a questo tipo di legame tra Candy e Albert, bah).
L’agenzia di Nagita sensei gli conferma quindi che può usare ciò che vuole ma non le illustrazioni originali. La scelta ricade quindi sulla rosa, tema già presente nella copertina originale. Decide di fare riferimento ad Anthony, il primo “fidanzato” di Candy, un ricco ragazzo che eredita il roseto della madre Rosemary, e che crea per Candy la rosa Dolce Candy. La prima bozza però viene rifiutata da Nagita perché troppo piena di spine. Candy incontra difficoltà, simbolicamente le spine, ma desiderava che si mantenesse lo stile del romanzo, che immagino vuol significare evidenziare il messaggio di speranza attraverso il profumo, la bellezza delle rose e della loro capacità di rinascita ad ogni primavera.
L’editore fa rielaborare il disegno con meno spine e inseriscono una copertina soft touch, col disegno in rilievo e al tatto setoso, molto bello a mio parere!

Per il terzo punto, Miralles racconta che il romanzo è suddiviso in tre parti. Graficamente ha voluto usare una simbologia: nella prima parte ha inserito una rosa, collegata a Anthony; nella seconda parte ha usato il narciso, collegato a Terence; nella terza parte un pacchetto di lettere. E lo vogliamo dire che rappresentano la corrispondenza, in particolar modo, con Albert? Quindi tre parti, tre storie, così come tre  sono gli amori previsti da Nagita per Candy. Amore per Albert, il terzo, mai negato da Nagita, anzi! Ma purtroppo non raccontato in una storia che sarebbe stata un sequel. Nella terza parte c’è un solo amore che viene descritto nei suoi esordi nel passato e uno reale nel presente degli anni 30 come leggiamo nell’epilogo. Parlare apertamente del terzo amore con Albert significa praticamente rivelare chi è anohito, per questo non viene mai direttamente menzionato.  La riflessione però c’è, indirettamente…
È molto interessante la descrizione che Miralles fa infatti del romanzo su base delle ispirazioni date dai romanzi che hanno influenzato Nagita, riassumo ciò che racconta:

Sono un fan di Papà Gambalunga che è un romanzo di Jean Webster, (personalmente ama le storie ambientate in epoca Vittoriana ed Edoardiana prima della prima guerra mondiale) e casualità Candy è influenzata moltissimo dal romanzo di Papà Gambalunga, la storia del padre adottivo di Candy, per come è fatto il romanzo che si sviluppa attraverso Candy con le lettere. È un romanzo epistolare come Papà Gambalunga e io sono un grande fan di questa storia. […] nella prima parte della storia di Candy alla casa di Pony troviamo Anna dai capelli Rossi, un’orfana che arriva a casa di due anziani e che è un terremoto, poi nell’amore e la relazione di Terry troviamo Jo March e Laurie che finiscono col non dichiararsi, chiarire i loro sentimenti e nella parte epistolare invece ti sembra di leggere Papà Gambalunga.”

È chiaro che il riferimento alla parte epistolare tra Candy e Albert è analoga a quella tra Judy e Jervis. Come è possibile ascoltare nell’intervista, Miralles non parla mai di Albert come padre adottivo di Candy, perché non è certo quella la storia di Nagita come già lei ci ha spiegato varie volte, bensì credo l’editore faccia un semplice parallelismo tra il misterioso anziano prozio William che adotta Candy nella famiglia Ardlay e di cui sarà tutore, e il tutore agli studi di Judy in P. G., altrettanto uomo misterioso, anche lui considerato anziano, a cui Judy scrive senza mai ricevere risposta diretta. Il parallelismo c’è anche nella sovrapposizione dei due finali, dove l’orfana Judy, incontrando un tale e facoltoso Jervis di cui si innamora e che poi scoprirà essere anche il suo benefattore. Il riferimento a P. G. è costante e nella corrispondenza tra Albert e Candy troviamo gli stessi ingredienti e questo evidenzia anche l’editore di Arechi Manga. Chiaramente non deve e può sbilanciarsi per rispetto a Nagita e il suo volere e conclude:
“cit: Ciò che è importante non è sapere con chi sta Candy, se con Albert o con Terry, poi nel finale del romanzo sappiamo che scrive una lettera ad Anthony, che è morto in un incidente, se non conoscere il viaggio di Candy, come si trasforma dall’essere una bambina ad essere una donna adulta.”

Ripete l’editore parole già usate da Nagita anni fa, che però a Parigi l’anno scorso, durante una intervista, specifica anche che sarà Candy a scegliere tra Albert e Terry. Candy farà una scelta? Direi che la scelta è proprio nell’ultima lettera che scriverà ad Albert.

Nell’intevista poi non viene menzionata la morte di Susanna o l’idea che la relazione tra Candy e Terry possa riprendere. Resta unicamente un’ipotesi regalata alle fan dalla sua autrice che però non ha sviluppato in alcun modo.

In merito alla scelta del narciso come simbolo per Terence, in questo articolo ho spiegato il mio punto di vista sul significato di questo fiore in CCFS, ma va ribadito che l’editore non ha detto o sostenuto, sarebbe comunque una sua lecita opinione, che il narciso rappresenta l’amore tra Candy e Terry; mentre per la Rosa Dolce Candy questo possiamo senz’altro affermarlo che rappresenta l’amore tra Candy e Anthony! Un fiore, la rosa, che Candy continuerà a coltivare personalmente nel suo roseto a casa sua. Il narciso nel romanzo non viene mai associato a Candy e Terry come coppia di innamorati. Troviamo solo un passaggio nel libro in cui Terry è sdraiato a terra e dice a Candy, che inciampa sul suo piede come fosse un sasso, “i sassi non sentono il profumo dei narcisi”. Non troveremo mai nel romanzo Terry e Candy parlare direttamente o scambiarsi narcisi. In quel momento Candy nemmeno li cita direttamente ma è solo Nagita, come narratrice, a raccontare dei narcisi e bucaneve che spuntano sul manto erboso nella Saint Paul School. Candy incontra Stair e Archie prima di Terry, corre in quel prato punteggiato e profumato di boccioli, pensando alla amica Annie. Quando invece Candy parla dei narcisi, lo fa nella prima parte e lo fa nel suo presente di adulta sposata. Se questi fiori simboleggiassero la sua relazione con Terry ci dovremmo aspettare che in quel momento il protagonista dei suoi pensieri sia lui, ma non è così. Candy esce sulla terrazza per calmare i propri sentimenti, e inspira il profumo dei narcisi in boccio, quando sta raccontando di Lakewood e della tragedia che incombe su Anthony e tutti loro. A fine romanzo invece sarà Nagita stessa nella postfazione a citare nuovamente i narcisi, il presente di Candy è sempre lo stesso, fiori che come ci ha raccontato a Parigi ama e che l’hanno ispirata attraverso le poesie del poeta inglese Wordsworth.

Molta speculazione da parte di qualche fanatica (del personaggio di un tipo Terry molto idealizzato che nulla ha a che vedere a mio parere con il Terry descritto dalla Nagita)  l’ho letta invece sulla lettera scritta ad Anthony e riferita all’intervista a Miralles che non ha detto che la lettera di Anthony svela chi sia anohito. Precisiamo che nel romanzo in tutte le sue versioni ad oggi pubblicate compresa soprattutto la versione originale giapponese, la lettera di Anthony è inserita in uno specifico paragrafo, quello della corrispondenza tra Candy e Albert. L’utilizzo del paragrafo serve a suddividere delle tematiche raggruppandole per contenuti dipendenti tra loro. Inserire la lettera nello stesso paragrafo dove troviamo ad esempio introduzione e lettera di Susanna, insieme poi al ricordo della sua morte, segue uno schema preciso, che è anche il fatto che le due lettere si trovino insieme nel portagioie. Stessa cosa possiamo dire per la lettera di Anthony: è strettamente legata alla corrispondenza con Albert e alla gita a Lakewood di Candy da sola con Albert. Così come nelle precedenti edizioni, Candy quando scrive ad Anthony fa subito riferimento a Lakewood, alla gita, perché quello è il tempo di quella lettera (qualsiasi altro tempo non si allinea né con i tempi verbali, né con i contenuti e ancor meno con la vendita di Lakewood ad un’altra famiglia, novità in FS, che avverrà in futuro. Non si allinea certo con la stagione che Nagita sceglie e ci descrive per l’amore tra Candy e Anthony, perché si capisce anche da altre descrizioni nella lettera ad Albert che la corrispondenza con lui si sviluppa tra marzo e fine estate di un anno (probabilmente il 1919) e che Albert e Candy visitano insieme il luogo dove Anthony è morto, nello stesso periodo in cui il fatto avvenne.  Nell’epilogo la lettera a Anthony rappresenta la rinascita di Candy e Albert, il loro superare ogni senso di colpa per la sua morte. Candy è davvero libera di costruirsi il suo futuro, è una donna adulta e la lettera è una riflessione su ciò che è accaduto sino a quel momento. Candy ha la capacità, in quel suo presente di giovane donna, di poter finalmente scrivere ad Anthony una lettera che non potrà inviare, ma che prelude ad un nuovo domani per Candy, un domani che si sta già realizzando ed è il futuro, non il ritorno del passato.

Tornando all’intervista a Carles Miralles, non si può non citare la goliardia che ha preso in vari casi gli intervistatori. In particolare colpisce e fa ridere, non tutti immagino, il lapsus o forse una piccola provocazione quando uno degli intervistatori suggerisce a Miralles di passare direttamente al grande finale, ovvero all’ultima parte dell’epilogo:

“Rullo di tamburi, Candy Candy 2, il rientro di Albert!”

Oh , forse intendeva il rientro di anohito? Eh, per moltissimi che approcciano CCFS i due sono assolutamente la stessa persona! Un anohito che torna a casa, appunto, come fosse il Principe della Collina. Insomma tra tutte le influenze del romanzo, non possiamo poi negare che il finale di Final Story non sia pesantemente influenzato dal suo stesso finale, cioè il finale del manga! Ma gli intervistatori non si accontentano e chiedono anche a Miralles se stamperà poster di Albert e sue magliette. Forse vogliono suggerirci che conoscono chi per lui è anohito tra Albert e Terry?  Ma mica la finiscono lì… nel tentativo di Miralles di riequilibrare la situazione, lo prendono in castagna ancora chiedendogli a bruciapelo che è chiaro chi per lui è “su amado” di Candy. E dopo un po’ di risate, visto anche il lapsus o provocazione precedente, Miralles non può che rispondere che ciò che per lui è chiaro è che Candy starà con qualcuno che è il suo amato…

Non mi permetto di tirare conclusioni affrettate, ma per come ci ha raccontato la struttura del romanzo, le influenze letterarie di vari libri di formazione e della sua chiara passione per Papà Gambalunga e Anna dai capelli rossi, come anche Nagita…

Care amiche, speriamo presto di poter leggere anche questa preziosa edizione, che a differenza dell’edizione francese, non avrà la “pagina bianca”, un particolare che Nagita non ha rimarcato di volere a quanto pare, visto che l’editore ha semplicemente spiegato che le pagine bianche del libro sono solo conseguenza dell’impaginazione che va per multipli di 8, 16 ecc.

Un caro saluto e forza!

2 pensieri su “Candy Candy La Historia Definitiva: impressioni sull’intervista all’editore.

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